Un cortometraggio per raccontare le persecuzioni religiose

4 ottobre 2017
Categorie: Migrazioni

Osalobua Noma, un corto per raccontare le persecuzioni religiose

Osalobua Noma: sviluppare la conoscenza e la riflessione sul tema delle persecuzioni religiose. Questo il progetto multimediale di un ventottenne faentino, Paolo Placci, operante nell’ambito della protezione internazionale per l’associazione Farsi Prossimo – Caritas. Paolo ha scelto di unire la sua conoscenza in ambito sociale, sviluppata attraverso il lavoro all’interno delle comunità di accoglienza, con la passione per il video making. Ne è nato un interessante cortometraggio.

OsalobuaNoma?Haiscelto di chiamare il corto con un titolo straniero, cosa significa esattamente?

La scelta di un titolo straniero, Osalobua Noma, è dettata dal fatto di unire più culture all’interno del cortometraggio, affinchè si possa riflettere su un modello di integrazione fra popoli diversi che condividono problematiche sociali simili. Osalobua Noma significa, Dio è buono, in lingua Bini(Dialetto Nigeriano).

Qual è la trama del corto?

La trama sviluppa il tema della persecuzione religiosa. In particolare la storia di un ragazzo pakistano, costretto a lasciare il proprio paese per le pressioni del fratello a essere un buon islamico. La storia è raccontata attraverso flash back.

Come nasce il progetto Osalobua Noma sul tema della persecuzione religiosa?

C’è la necessità, secondo me, di porre particolare attenzione su questo tema perché la fede è qualcosa di talmente intimo che la persecuzione non fa altro che snaturarla nella sua dignità. Ogni essere umano dovrebbe avere la possibilità di professare la fede che più lo completa spiritualmente. 

Chi si è occupato della sceneggiatura? Hai collaborato con associazioni del territorio per la realizzazione? 

In questo caso, chi scrive, si è occupato di tutto quello che necessita la realizzazione di un cortometraggio quindi ne è il produttore, sceneggiatore e regista. Non ci sono state collaborazioni con altre associazioni.

Hai deciso di girare in location particolari come Dubai, Tunisi e Lampedusa, quali sono le ragioni di questa scelta?

L’idea era quella di dare al cortometraggio un taglio il più possibile internazionale per aiutare lo spettatore a immedesimarsi nella storia attraverso sequenze girate in location dense di significato a proposito di migrazioni. Nello specifico, Lampedusa è stata scelta per il significato intrinseco, cioè l’approdo all’isola sancisce l’ingresso in Europa. Per richiamare il territorio Libico, invece, è stata scelta un’area alla periferia di Tunisi, per ragioni di sicurezza. Infine gli Emirati Arabi Uniti, per alcune sequenze girate nel deserto arabico e nella città di Dubai per sottolineare la parte della ricchezza e potere talvolta acquisiti attraverso operazioni illegali.

Che obiettivo si pone il vostro cortometraggio? In che modo può interessare i nostri lettori?

Credo che attraverso prodotti multimediali, come un cortometraggio, si possa riflettere su questioni molto importanti per sviluppare una conoscenza e una consapevolezza della nostra natura umana.

Stai sviluppando progetti futuri?

Al momento sto scrivendo una nuova sceneggiatura, ma in questo caso il tema verterà sulle relazioni fra individui.

 

Tratto da un intervista de ilbuonsenso.net

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Osalobua Noma – Cortometraggio

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