Il punto sulla situazione in Libano: come la Caritas sta operando per affrontare l’emergenza

4 Settembre 2020
Categorie: Emergenze, Pace
Caritas Libano

Caritas Libano

Nel pomeriggio di martedì 4 agosto, alle 18.08, una tremenda esplosione avvenuta nella zona portuale ha devastato Beirut facendo una strage con oltre 175 morti e 6.500 feriti. La causa precisa dell’esplosione è in corso di indagine, ma è avvenuta in un deposito nei pressi del porto, dov’erano custodite 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, confiscate sei anni fa a contrabbandieri moldavi. L’effetto è stato apocalittico in una zona densamente popolata interessando anche i dintorni di Beirut e Mount Lebanon. Circa 300mila persone hanno perso la casa e hanno bisogno di alloggio, cibo e medicine. Molti hanno perso il lavoro, le attività commerciali, negozi e ristoranti distrutti, hotel, uffici pubblici e privati travolti dall’onda d’urto. Una quota importante degli sfollati sono famiglie già in condizioni di povertà, migranti e rifugiati principalmente siriane.

La situazione di emergenza: la necessità di fabbisogno alimentare

I danni causati dall’esplosione aggravano notevolmente la già difficile sicurezza economica e alimentare in cui il paese versava già prima della catastrofe. Sono andati distrutti 15mila tonnellate di grano. In un paese che importa l’80% del fabbisogno alimentare e non ha i mezzi per aiutare i propri agricoltori, l’autosufficienza alimentare è lungi dall’essere raggiunta. A livello educativo, sono circa 120 le scuole danneggiate mettendo a rischio la possibilità di riattivazione delle lezioni per circa 55mila studenti. Inoltre molte scuole rimaste in piedi sono utilizzate per accogliere gli sfollati. Inoltre prima dell’esplosione i principali ospedali del Libano erano sul punto di raggiungere il collasso a causa dell’aumento dei ricoveri per Covid-19, la carenza di forniture mediche vitali e la difficoltà a pagare lo staff e importare medicine/dispositivi dall’estero.

La situazione politico-economica

L’esplosione si colloca in un periodo storico già fortemente doloroso per la Terra dei Cedri, precipitato in una crisi economica senza precedenti: dall’ottobre 2019, migliaia di persone hanno riempito le piazze del Libano per protestare contro la corruzione endemica dell’establishment politico, alimentata dal sistema confessionale che genera povertà. In Libano infatti si allarga sempre più la forbice sociale che separa “il Libano dei ricchi”, costituito dall’1% della popolazione che detiene il 25% della ricchezza, dal resto dei libanesi, di cui un quarto vive con meno di 5 dollari al giorno. Un processo che ha subito un’impennata negli anni successivi alla fine della guerra civile, durata 15 anni: dal 1990 il debito pubblico si è gonfiato a dismisura, crescendo del 2mila per cento, e arrivando al 152% del Pil. Il piccolo Libano è divenuto il terzo Paese al mondo per il peggior rapporto debito/Pil.

Gli interventi messi in atto dalla Caritas Libano

Sin dal primo momento dell’esplosione Caritas Libano ha attivato i suoi operatori e più di 200 giovani volontari per portare soccorso ai feriti, sgombrare abitazioni, negozi e strade dalle macerie, distribuire acqua e cibo agli sfollati, fornire sostegno psicologico soprattutto ai bambini, terrorizzati da quanto accaduto. Tre team medici mobili di Caritas Libano sono stati attivati per sostenere i medici negli ospedali, ormai al collasso. Il 6 agosto Caritas Libano ha avviato un primo piano di urgenza della durata di un mese contando sull’aiuto finanziario e tecnico della rete Caritas internazionale. Il programma, del costo di oltre 250mila euro, è stato finanziato completamente. Il piano è destinato a oltre 84mila persone, con la fornitura di beni di prima necessità, assistenza sanitaria, pulizia delle abitazioni dalle macerie, supporto psicologico, fornitura di dispositivi di protezione individuale ai volontari, attività di coinvolgimento comunitario (volontariato).

Il piano tutt’ora in corso, si è modellato nel corso dei giorni in base ai bisogni e al coordinamento con altri attori sul campo, raggiungendo nelle prime due settimane oltre il 50% dei destinatari previsti. In particolare al 13 agosto, Caritas Libano aveva garantito assistenza e aiuti a 46.261 persone a Beirut e dintorni. Nello specifico l’assistenza ha riguardato: 59 visite domiciliari fatte da psicologi che hanno dato supporto psicologico a 120 persone; distribuzione di 140 kit igienici; distribuzione di 1.879 kit alimentari; distribuzione di 38.214 pasti caldi; interventi di pronto soccorso a 423 feriti; distribuzione di 4.533 farmaci ai pazienti; distribuzione di vestiti a 87 beneficiari; pulizia dai detriti di 626 case e di un edificio pubblico.

Il futuro

Caritas Libano sta predisponendo due programmi di urgenza coordinati tra loro dove il primo riguarda più direttamente le conseguenze dell’esplosione di agosto 2020 e il secondo una serie di interventi per il contrasto alla povertà generata dalla crisi socio-economica preesistente e il sostegno ai rifugiati. E’ evidente tuttavia come entrambe le iniziative rispondano ad un unica complessa emergenza di cui la popolazione più vulnerabile, nella sue diverse componenti (comunità locali, rifugiati, migranti) è vittima.

Il piano di azione in risposta all’esplosione avrà una durata di 18 mesi a partire da settembre 2020 e conterrà i seguenti ambiti di intervento definiti anche in base al coordinamento con altri attori: assistenza medica anche tramite unità mobili, medicine e beni di prima necessità, sostegno psicologico con particolare attenzione ai bambini, assistenza economica alle famiglie per la riparazione delle abitazioni e sostegno al ripristino di attività produttive, supporto all’educazione soprattutto per ciò che concerne la didattica a distanza, riparazione delle strutture dei servizi alla persona di Caritas danneggiate dall’esplosione.

Il piano in risposta alla crisi socio economica e rifugiati, che prosegue un impegno già in corso in precedenza, avrà invece una durata triennale data la natura protratta della crisi e verterà nel sostegno delle fasce più vulnerabili con aiuti d’urgenza, sussidi economici (per l’acquisto di cibo, il pagamento dell’affitto, generi di prima necessità), sostegno agli studenti e alle loro famiglie, acquisto e distribuzione di medicine, pagamento delle spese di ospedalizzazione, sostegno ad attività lavorative.

Il sostegno delle Caritas diocesane

Caritas Italiana collabora da anni con Caritas Libano con programmi di aiuto umanitario e di educazione alla pace e alla convivenza civile di giovani siriani e libanesi. Sin dai primi momenti dopo l’esplosione, Caritas Italiana è entrata in contatto con i colleghi di Caritas Libano, offrendo solidarietà e vicinanza. Caritas Italiana ha inviato immediatamente un primo contributo a sostegno degli interventi in corso. Grazie anche a uno stanziamento di 1 milione di euro della Conferenza Episcopale Italiana con fondi dell’otto per mille alla Chiesa Cattolica, Caritas Italiana intende sostenere entrambi i piani di intervento previsti per i prossimi mesi in risposta alle conseguenze dell’esplosione e della crisi socio-economica e dei rifugiati.

Come già sottolineato è importante che la solidarietà mantenga un’attenzione per un periodo lungo per restare accanto alla popolazione libanese per tutto il tempo necessario a superare questa ulteriore crisi che si somma e aggrava le altre preesistenti. A tal fine è stato lanciato un appello anche tramite la nostra Caritas Diocesana Faenza-Modigliana per una raccolta fondi. Il ricavato sarà utilizzato per gli interventi descritti in precedenza e altri che via via si svilupperanno sulla base delle disponibilità raccolte e le esigenze che emergeranno.

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