Le relazioni al tempo del Covid: report dell’incontro con la dott.ssa Cimatti

30 Settembre 2020
Categorie: Formazione

Come in una ferrata: osare, ma in sicurezza; ben consapevoli che la stanchezza e sofferenza sono necessarie per raggiungere e tornare dalla vetta. L’attività pastorale riparte, e lo fa mettendo al centro la relazione con Dio e con l’altro in un tempo difficile come quello imposto dal Covid, ma che può essere fonte di un nuovo modo di pensare al presente dando maggior valore alla vita e alle nostre relazioni in famiglia, con chi ha difficoltà fisiche o psichiche e con tutta la nostra comunità.

L’incontro in Seminario era rivolto a tutti gli operatori e volontari degli Uffici Pastorali 

Queste alcune indicazioni arrivate venerdì scorso in Seminario durante l’incontro di formazione “Le relazioni al tempo del Covid‘ a cura della psicoterapeuta Elisabetta Cimatti dedicato a operatori e volontari degli Uffici Pastorali. Una bella occasione per rivedersi e confrontarsi per trasformare le difficoltà del nostro tempo in nuove opportunità, dando una risposta cristiana alla pandemia, come indica papa Francesco.

Limite e obbedienza

Tra le parole chiave dell’incontro, i concetti di ‘limite’ e ‘obbedienza’, che hanno acquisito un nuovo significato dal febbraio scorso, ma anche l’immagine della Croce come simbolo capace di sciogliere le contraddizioni del nostro tempo.
Al termine dell’intervento della dott.ssa Cimatti i partecipanti sono stati suddivisi in cinque gruppi di lavoro, ognuno dei quali ha approfondito un aspetto del tema dell’incontro: la relazione con gli anziani; la relazione all’interno della famiglia; la relazione di fronte alle difficoltà psico-fisiche; la relazione con il corpo e la relazione con la comunità.

“La pandemia ha messo in crisi le nostre aspettative e certezze – spiega la dott.ssa Cimatti – Abbiamo avuto in questi mesi esperienze che mai ci saremmo immaginati. Ci siamo resi conto delle cose importanti che prima davamo per scontate, mentre siamo stati costretti a stare in certi spazi vivendo, a volte, in contesti di solitudine. Ne è nato subito un atteggiamento istintivo di rifiuto e non accettazione”.

Anche la relazione con l’altro è stata intaccata dal virus, sfociando in due aspetti tra loro contrapposti: la relazione vista sia come un desiderio impossibile da realizzare sia come paura di essere contagiati, ora una minaccia per la nostra vita e ora una risorsa di cui non possiamo fare a meno. “Il virus ci ha rivelato il doppio volto del nostro simile – prosegue la relatrice – Da una parte la mancanza dei contatti sociali ci ha rivelato quanto l’altro sia importante per noi, ma ha svelato anche quanto l’altro sia sempre fonte di perturbazione fino a rappresentare possibilità di malattia e morte. La prima risposta che abbiamo dato al Coronavirus è stata la quarantena, un rafforzamento dei nostri confini per tutelare la nostra vita ma anche quella degli altri”.

L’immagine della Croce per sciogliere le contraddizioni del presente

Il virus ci ha costretto dunque cambiare anche il nostro concetto di “libertà”. “Oggi siamo abituati a pensare che ogni limite dato alla libertà personale sia un ostacolo alla dignità; e la libertà viene spesso intesa come affermazione illimitata di noi, ma credo che il nostro tempo abbia perduto il nesso tra libertà e comunità; una libertà che non dimentica la responsabilità individuale e in cui si vince e si deve vincere assieme”. Un’immagine, questa, che ci viene ben espressa dalla croce. “La cosa più importante, da cui deriva tutto il resto, è sentirsi in relazione con il Signore, questo è prioritario. In questo modo tutto diventa più superabile. Gesù in croce, tramite l’obbedienza al Padre, rappresenta il limite umano per eccellenza – prosegue Cimatti – la croce è sofferenza, ma è anche un limite scelto da cui scaturisce l’amore. In questo senso, il significato della parola ‘obbedienza’ è per me molto bello: agire in modo conforme; scegliere di obbedire alla vita è dare valore alla vita stessa”.

Dall’immagine della Croce a quello della ferrata, che ben rappresenta la sfida che ci attende e che si deve vincere soprattutto cambiando noi stessi. “In ferrata si parte solo se ci sono condizioni meteo favorevoli – conclude la relatrice – ed è saggio scegliere percorsi dal livello di difficoltà affrontabili in base alle proprie competenze. Si deve osare, ma sempre in sicurezza. È un’esperienza che richiede la massima concentrazione passaggio per passaggio. Spesso si hanno a fianco compagni di viaggio di cui ti devi fidare e che, durante il cammino, conosci da un lato completamente nuovo. Scalare non serve a conquistare le montagne, siamo noi che dopo questa avventura non siamo più gli stessi”. Da qui si deve partire, passo dopo passo, per ripensare le nostre relazioni al tempo del Covid.

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