Quando accoglienza diventa integrazione

Protetto, rifugiato a casa mia

La storia lo insegna: ogni epoca ha le proprie sfide da affrontare. Una in particolare, che stiamo affrontando e dovremo affrontare negli anni a venire, ha visto coinvolta la Caritas diocesana di Famiglia – Modigliana che ha aderito al progetto “Protetto – Rifugiato a casa mia” promosso da Caritas Italiana, concretizzando l’ invito del Santo Padre ad aprire le porte delle nostre case e delle nostre parrocchie a tutte quelle persone che, uscite da un progetto di accoglienza per richiedenti asilo, cercavano una comunità nella quale inserirsi.
L’obiettivo è creare attorno a loro, ed assieme a loro, una rete inclusiva fatta di persone, incontri, rapporti, che renda l’ integrazione una processo fluido e di reciproco beneficio.
Tutto questo è stato possibile grazie a quattro famiglie ed una comunità parrocchiale, che hanno scelto, nella più totale gratuità, di mettersi in gioco, accettare la sfida, aderire al progetto ed accogliere in casa propria (o nella propria canonica) chi in Italia è arrivato per ricostruirsi un futuro.

“Ci siamo conosciuti presso un’ organizzazione di volontariato dove anche lui prestava servizio. Non avendo familiari o conoscenti era senza quella rete di relazioni che spesso, fortunatamente, noi abbiamo. Lo abbiamo aiutato, offrendogli una stanza di casa nostra, ma soprattutto condividendo insieme la quotidianità” testimonia la coppia di faentini che ha accolto un signore pakistano che ha lasciato il suo martoriato paese non più giovanissimo.

Facendosi gli uni stampella dell’ altro, ci sono stati momenti in cui la convivenza non è stata facile, i trascorsi di un migrante non sono semplici, così come può non essere semplice ridimensionare le aspettative delle famiglie che non di rado si sono scontrate con difficoltà quali la barriera linguistica, le differenti abitudini alimentari, le criticità dell’ inserimento lavorativo per uno straniero. Ha comunque sempre prevalso l’ ascolto e lo sforzo di reciproca comprensione, dove, al di là della retorica, è stato portato a termine un vero esercizio di accoglienza integrata.

Giunti al termine del progetto rimane la forte convinzione che la direzione da seguire sia proprio in questi modelli di convivenza che perseguono l’ obbiettivo dell’ ottenimento dell’ indipendenza  e dell’ autonomia dell’ accolto tramite un costante impegno della società civile nell’includerli nella propria rete. L’ auspicio che il progetto diventi processo, decidendo di affrontare le sfide del nostro tempo pensando al mondo a partire dall’ inatteso, da ciò che non abbiamo programmato. Consapevoli che la strada intrapresa è quella in salita. Consapevoli che la strada in salita guida alla vista più affascinante.   

Dress Again: il progetto della seconda chance

Dress Again nasce per dare una seconda opportunità ai tantissimi abiti usati che vengono donati alla Caritas e che, rivisitati, diventano vintage prêt- à-porter oppure su misura per te; ma nasce soprattutto per dare una seconda chance alle persone perché l’usato viene accuratamente rimesso a nuovo dalle sarte dell’ dell’Associazione Maria Bianconi: persone in fragilità sociale, sia del faentino che richiedenti asilo, che arrivano al centro di ascolto Caritas  e nelle strutture Farsi Prossimo in cerca di un riscatto. Ecco che il cucito e la vendita diventano occasione di rinascita, incontro, scambio, apprendimento, integrazione e re-inserimento sociale.
Da qui il nome Dress Again … “again” come nuova opportunità, per le persone che ci lavorano e al tempo stesso per gli abiti che grazie alla loro manualità vengono aggiustati, trasformati e riportati alla moda.
Vieni a trovarci negli orari di apertura: martedì, mercoledì, giovedì e sabato mattina dalle 9.00 alle 12.30 o mercoledì e sabato pomeriggio dalle 16.00 alle 19.00 in Via S. Ippolito 17/19. Le persone coinvolte dall’Associazione Farsi Prossimo ti accoglieranno e saranno a tua disposizione! Seguici anche sulla nostra pagina FB ‘Dress Again

Terra Condivisa: terra, lavoro, persone!

Terra Condivisa è un progetto  destinato a persone in situazione di fragilità: ai richiedenti asilo accolti nelle strutture del territorio della Diocesi,  a coloro il cui progetto di accoglienza è già concluso e che decidono di stabilirsi nel nostro territorio, a chi si rivolge al Centro di Ascolto diocesano e alle persone disoccupate che chiedono aiuto e sostegno a Caritas.

Il progetto ha gli obiettivi di fornire ai partecipanti le competenze necessarie per approcciare il lavoro nel mondo agricolo. Sicurezza, raccolta, potatura e orticoltura come tematiche specifiche, lingua italiana e comprensione delle dinamiche legate all’impiego come competenze trasversali, affrontate nell’ottica di aumentare le future opportunità lavorative dei partecipanti. Una breve parte teorica ed una più ampia parte pratica, entrambe retribuite, vanno nella direzione del raggiungimento degli obiettivi secondo un modello volto a favorire l’autonomia e la responsabilizzazione.

Oltre ai risultati di impatto individuale e collettivo, il progetto ha un risultato secondario ma… gustosissimo! Il podere, che si trova in zona Castel Raniero, produce infatti frutta e verdura sia locale che internazionale e a km zero che potrete acquistare grazie alle nostre iniziative di distribuzione. Terra Condivisa significa condividere i frutti della Terra abitandola insieme! Per questo progetto saranno fondamentali la promozione e la creazione di una rete nel territorio finalizzata al suo supporto, così come lo sviluppo del ruolo del volontariato in un’ottica di protagonismo.

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