I laboratori Caritas alle scuole medie Cova-Lanzoni per il Safer Internet Day: intervista a Barbara Lanzoni

3 Febbraio 2021
Categorie: Formazione, Giovani

Nella settimana dall’8 al 12 febbraio l’Ufficio Educazione alla mondialità della Caritas sarà alle scuole medie Cova-Lanzoni in occasione del Safer Internet Day per svolgere laboratori sull’uso dei social. Ne parliamo con Barbara Lanzoni, referente del progetto.

Barbara, c’è un ritardo educativo riguardo l’uso consapevole dei social?

Sicuramente. Non solo un ritardo educativo, mi spiego meglio: i social sono entrati nella vita di ogni persona in maniera dirompente perchè rispondono a un bisogno umano, quello della “relazione con l’altro” che è insito in ciascuno di noi. Per questo, una delle prime cose che ci viene da fare appena alzati, è andare a vedere se sul cellulare se c’è qualche nuovo messaggio per noi. I social sono entrati nelle nostre vite e senza rendercene conto, velocissimamente, hanno stravolto le nostre abitudini e innescato nuovi meccanismi relazionali, sociali, culturali. Per questo dico che un ritardo sull’educazione all’uso dei social è inevitabile. Perché non abbiamo nemmeno capito fino in fondo, e forse non lo capiremo mai del tutto, come i social e il mondo del web hanno trasformato la nostra vita. Citando un paragone preso dal documentario “The Social Dilemma”, è come se improvvisamente ognuno di noi avesse a disposizione una Ferrari da guidare … c’è chi è patentato, chi è neo-patentato, chi non è patentato e la maggior parte di noi penso che rientri nell’ultima categoria.

Quali sono gli aspetti più problematici legati ai social che coinvolgono i giovani?

Io credo che l’aspetto più problematico collegato all’uso dei social – ma non solo per i giovani direi, anche in questo caso, per la maggior parte delle persone – sia la “spensieratezza” o comunque la “superficialità” con cui si usano per pubblicare (quindi RENDERE PUBBLICI) foto, post, notizie, ecc. Questo per far capire prima di tutto che i social non sono mezzi innocui: siamo RESPONSABILI di ciò che rendiamo pubblico –quindi, potenzialmente, visibile a chiunque – semplicemente con due click o poco più.
Questo per dire qual è il rischio, ma se vogliamo anche la POTENZIALITA’, più lampante. Senz’altro poi, seguono immediatamente come rischi: la disinformazione o un’informazione superficiale, fenomeni come il cyber-bullismo, il revenge porn, il sexting, la violazione della privacy, ecc. ecc.

Su cosa puntate nei vostri laboratori?

La campagna sull’uso dei social che abbiamo ideato come Ufficio Educazione alla Mondialità è nata proprio dalla voglia di metterci a fianco dei giovani nella guida di questa Ferrari che ciascuno ha improvvisamente a disposizione. La Campagna “Antisocial, social club” si svolge solitamente con un incontro di due ore per ciascuno gruppo che ce ne fa richiesta (classi scolastiche, gruppi parrocchiali, ecc); in due ore sicuramente si possono lanciare primi stimoli di riflessione e si può passare il messaggio ai ragazzi che quando loro tengono in mano il telefono e accedono a tik-tok, instangram, ecc. devono tenere acceso anche il CERVELLO, perché in quel momento hanno una responsabilità, nel bene e nel male: con un semplice post stanno dicendo qualcosa ha 400 persone, se hanno un profilo privato … altrimenti molte di più. Nella settimana dall’8 al 12 febbraio saremo (purtroppo non fisicamente, ma a distanza) alle Cova-Lanzoni in tutte le classi seconde in occasione del Safer Internet Day 2021 proprio per dire ai ragazzi che è possibile un uso sicuro dei social e che loro, a seconda di come decidono di usarli, possono fare la differenza come persone, come amici, come cittadini.

In tutto questo, che effetti ha avuto la pandemia?

Io lo vivo sulla mia pelle, al lavoro in particolare: la tecnologia è stata, da un lato, “la nostra salvezza” perché ci ha permesso di rimanere in contatto con persone che diversamente non avremmo più incontrato, siano essi amici o colleghi, connazionali o “stranieri”; inoltre l’utilizzo della tecnologia e dei social per oltrepassare i limiti spazio-temporali che la pandemia ha reso ancora più “stretti”, ci ha mostrato la serie innumerevoli di vantaggi che un buon utilizzo del web può portare (penso banalmente allo smart-working o all’evitare ore di file per banche e poste quando bastano tre click su pc per fare la stessa operazione). D’altro canto però, per tornare a quanto detto all’inizio, il nostro bisogno di rimanere in relazione, ci ha portati ad un uso tante volte spropositato dei social e, questo, mi sentirei di dire che vale decisamente di più per gli adolescenti e i giovani: i ragazzi sono quelli che, per ovvi motivi legati all’età, hanno maggior bisogno di stare in relazione con i coetanei e se non lo possono fare realmente, lo fanno on-line.

Quali sono i consigli pratici per un uso corretto dei social?

A questa domanda vorrei rispondere citando le parole di Papa Francesco per la 55esima giornata mondiale delle comunicazioni sociali: “La rete, con le sue innumerevoli espressioni social, può moltiplicare la capacità di racconto e di condivisione: tanti occhi in più aperti sul mondo, un flusso continuo di immagini e testimonianze. La tecnologia digitale ci dà la possibilità di una informazione di prima mano e tempestiva, a volte molto utile: pensiamo a certe emergenze in occasione delle quali le prime notizie e anche le prime comunicazioni di servizio alle popolazioni viaggiano proprio sul web. È uno strumento formidabile, che ci responsabilizza tutti come utenti e come fruitori. Potenzialmente tutti possiamo diventare testimoni di eventi che altrimenti sarebbero trascurati dai media tradizionali, dare un nostro contributo civile, far emergere più storie, anche positive. Grazie alla rete abbiamo la possibilità di raccontare ciò che vediamo, ciò che accade sotto i nostri occhi, di condividere testimonianze.
Ma sono diventati evidenti a tutti, ormai, anche i rischi di una comunicazione social priva di verifiche. Abbiamo appreso già da tempo come le notizie e persino le immagini siano facilmente manipolabili, per mille motivi, a volte anche solo per banale narcisismo. Tale consapevolezza critica spinge non a demonizzare lo strumento, ma a una maggiore capacità di discernimento e a un più maturo senso di responsabilità, sia quando si diffondono sia quando si ricevono contenuti. Tutti siamo responsabili della comunicazione che facciamo, delle informazioni che diamo, del controllo che insieme possiamo esercitare sulle notizie false, smascherandole. Tutti siamo chiamati a essere testimoni della verità: ad andare, vedere e condividere”.

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