Giornata Mondiale dei Poveri: dalla Delegazione Regionale uno sguardo attento sulla nostra regione e l’azione delle Caritas

13 Novembre 2020
Categorie: Osservatorio, Povertà
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DELEGAZIONE REGIONALE CARITAS EMILIA-ROMAGNA

15 novembre 2020 – IV giornata mondiale dei poveri: “Tendi la tua mano al povero”

«Non ti smarrire nel tempo della prova. Stai unito a lui senza separartene, perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni. Accetta quanto ti capita e sii paziente nelle vicende dolorose, perché l’oro si prova con il fuoco e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore. Nelle malattie e nella povertà confida in lui. Affidati a lui ed egli ti aiuterà, raddrizza le tue vie e spera in lui. Voi che temete il Signore, aspettate la sua misericordia e non deviate, per non cadere» (Sir 2,2-7).

Papa Francesco nella sua lettera in occasione della IV giornata mondiale dei poveri, ci invita a prendere in mano il libro del Siracide, ad affiancare costantemente la  Parola e la Preghiera, all’azione concreta nel servizio ai poveri. Specifica che “tenere lo sguardo rivolto al povero è difficile, ma quanto mai necessario per imprimere alla nostra vita personale e sociale la giusta direzione. Non si tratta di spendere tante parole, ma piuttosto di impegnare concretamente la vita, mossi dalla carità divina.”

Inoltre ci pone delle domande ben precise, sottolineando che “sempre l’incontro con una persona in condizione di povertà ci provoca e ci interroga. Come possiamo contribuire ad eliminare o almeno alleviare la sua emarginazione e la sua sofferenza? Come possiamo aiutarla nella sua povertà spirituale? La comunità cristiana è chiamata a coinvolgersi in questa esperienza di condivisione, nella consapevolezza che non le è lecito delegarla ad altri. E per essere di sostegno ai poveri è fondamentale vivere la povertà evangelica in prima persona… Il grido silenzioso dei tanti poveri deve trovare il popolo di Dio in prima linea, sempre e dovunque, per dare loro voce, per difenderli e solidarizzare con essi davanti a tanta ipocrisia e tante promesse disattese, e per invitarli a partecipare alla vita della comunità.

La Delegazione Regionale Caritas Emilia-Romagna, in questo tempo di pandemia, dove ciascuno di noi è stato messo alla prova dovendo fare i conti con limiti, restrizioni, senso di insicurezza, paura, non si è fermata.  San Vincenzo De Paoli diceva: “La carità è creativa all’infinito” e l’azione delle Caritas emiliano-romagnole lo hanno dimostrato:

– I Centri di Ascolto sono diventati contatti telefonici attivi, con numeri sempre disponibili per qualsiasi emergenza; sono scesi in strada con gazebi, per garantire il servizio all’aria aperta; sono diventati appuntamenti come si fa con un amico quando si tiene a lui e si ha piacere di incontrarlo. Da gennaio ad agosto sono stati realizzati oltre 16mila colloqui.

– Le Mense si sono trasformate in “ristoranti che fanno cibo da asporto”: c’è chi ha coinvolto professionisti per la preparazione dei pasti per trovare soluzioni creative alle tante donazioni di cibo ricevute; chi ha stretto una convenzione con un ristorante per garantire i pasti caldi quotidiani alle persone in difficoltà; chi è riuscito a riorganizzare gli spazi e ha potuto garantire il servizio al tavolo in sicurezza per i soli senza dimora. Oltre 100mila i pasti distribuiti attraverso le mense Caritas emiliano romagnole.

– I pacchi viveri hanno ricevuto un’esplosione di richieste, il bisogno alimentare è stato il segnale più forte dell’aumento delle situazioni di povertà (segnalato da tutte le Caritas diocesane della regione): 70.500 i pacchi distribuiti, di cui più di 8mila consegnati a domicilio (il 20% in più rispetto al 2019, in particolar modo quadruplicati quelli a domicilio).

– Le accoglienze, hanno visto notevoli trasformazioni: c’è chi ha trasformato i dormitori in strutture residenziali, mantenendo gli ospiti che erano presenti prima del Lokdown; chi, sostenuto dal Comune, ha individuato appartamenti e B&B e li ha destinati all’accoglienza di persone senza dimora; parrocchie che hanno messo a disposizione stanze o appartamenti pur di non lasciare nessuno per strada; B&B, alberghi, residence che hanno offerto le proprie strutture con prezzi modici, che le persone hanno potuto pagare grazie al Reddito di Cittadinanza o con altre entrate quali Cassa Integrazione, Disoccupazione, Bonus, Redditi di Emergenza. Sono state garantite oltre 52mila notti a circa 300 senza dimora.

– Le docce, c’è chi è riuscito a garantirle sempre contingentando gli ingressi a 5 al giorno, per poter svolgere la sanificazione; chi ha distribuito in un primo periodo salviette umide per poi aprire su appuntamento. Complessivamente sono state effettuate quasi 6mila docce.

– La raccolta e la distribuzione di capi d’abbigliamento, ha visto per tutti un rallentamento nel corso del periodo del lockdown, in quanto non era chiaro quanto fosse alto il rischio di contagio con gli indumenti; superata la fase di allerta si è ripreso il servizio ampliandolo anche a strutture esterne alla Caritas. C’è chi ha portato intimo, scarpe e vestiti in carcere, in quanto per un periodo erano stati sospesi i colloqui tra familiari e detenuti e quest’ultimi necessitavano di abbigliamento; c’è chi ha portato indumenti presso reparti di ospedale, case di riposo, in alberghi covid… un’attenzione diffusa e capillare verso le tante necessità. Difficile quantificare i capi d’abbigliamento distribuiti, di certo, più di 6mila.

– Il sostegno economico ed educativo è stato ampliamente richiesto da parte di numerose famiglie. C’è chi ha chiesto aiuto per il pagamento di bollette o di canoni di affitto, ma anche chi ha chiesto un sostegno per reperire PC, Tablet, per ampliare o attivare un abbonamento internet, al fine di garantire la didattica a distanza dei propri figli. Un direttore ha affermato: “La pandemia ha di fatto peggiorato la situazione dei poveri, aumentando il divario tra le classi sociali. Emblematica la differenza nella preparazione scolastica dei figli tra famiglie benestanti e quelle povere.” Non siamo in grado di affermare quanti siano stati i contributi elargiti, ma certamente numerose le richieste di tipo economico, ricevute dagli operatori.

Ambulatori Medici, associazioni di medici e infermieri solidali, non si sono fermati. Alcuni hanno continuato ad operare dentro le strutture Caritas, altri dai propri appartamenti o ambulatori privati. In tutta la regione è stata garantita un’attenzione ai poveri anche dal punto di vista sanitario. Prima di tutto con la distribuzione di mascherine chirurgiche per coloro che ne erano sprovvisti e poi con la disponibilità di medici che hanno garantito visite attraverso modalità diverse: colloqui telefonici, colloqui con distanziamento dato dal plexiglass, distribuzione gratuita di farmaci da Banco. Ma anche convenzioni con dentisti o altri specialisti, per non lasciare indietro nessuno.

Di fronte a così tante povertà è emersa una profonda ricchezza. Si è risvegliata la solidarietà. In tutta l’Emilia-Romagna si è risvegliato un senso importante di appartenenza al genere umano, un desiderio di collaborare, di aiutare, coloro che dichiaravano di essere in maggiore difficoltà. Migliaia le disponibilità ricevute dalle Caritas diocesane di persone che hanno dato la propria disponibilità per fare volontariato. Tra queste tantissimi giovani. Centinaia le collaborazioni che si sono intessute con associazioni locali, ecclesiali e non, con centri commerciali, negozi della grande e piccola distribuzione, professionisti dalle molteplici competenze. Consapevoli di dimenticarne molti, vorremmo però citarne almeno alcuni: Comuni, Auls, Forze dell’Ordine, Protezione Civile, Agesci, Azione Cattolica, Consulta delle Aggregazioni Laicali, Pastorale Giovanile, Croce Rossa, Papa Giovanni XXIII, San Vincenzo, Banco Alimentare, Comunione Liberazione, Misericordie, società e associazioni sportive, ASP, Conad, Coop Allenza 3.0, Tigotà, Ikea, Esselunga, Caddy’s, Summertrade Catering, Team-Bota…

Questo piccolo minuscolo e invisibile virus, che tanto ci ha e ci sta obbligando al distanziamento sociale, ha risvegliato la voglia e il desiderio di sentirsi parte della propria comunità. C’è chi ha aiutato per quello che ha potuto: chi ha cucito mascherine e poi le ha donate alla Caritas, chi ha aiutato nelle raccolte ai supermercati, chi ha contribuito nella logistica dello stoccaggio e chi nella preparazione e distribuzione degli alimenti. Sono nate relazioni, amicizie, ma soprattutto si è risvegliato un senso di appartenenza e una particolare attenzione nell’essere attenti a non lasciare indietro nessuno, a ricordarci che, tutti, “siamo sulla stessa barca” come ci ha ricordato Papa Francesco nella Benedizione Urbi et Orbi del 27 marzo 2020.

Sono nati anche progetti nuovi e concreti, molto spesso grazie alla sensibilità dei Vescovi delle diverse Diocesi. Ne citiamo di seguito alcuni:

La Chiesa di Bologna, su iniziativa dell’Arcivescovo Card. Matteo Zuppi, ha istituito il “Fondo San Petronio” per aiutare famiglie e persone che a causa dell’emergenza sanitaria e della perdita o riduzione del lavoro si sono trovate in difficoltà economica. La Caritas Diocesana, individuata dal Vescovo come ente gestore dell’iniziativa, ha ricevuto oltre 2300 richieste totali. Mille le famiglie che, avendone i requisiti, hanno potuto beneficiare del Fondo, ripartito in modo differente a seconda della composizione del nucleo familiare.

Inoltre è stata fatta una proposta estiva per i giovani che avevano collaborato nel periodo del lockdown. Esperienza elaborata in collaborazione con Azione Cattolica e Pastorale Giovanile. Da mattina a sera, una decina di giovani a settimana si sono ritrovati per condividere un’esperienza di servizio in alcuni luoghi della città. La sera ci si ritrovava per mangiare qualcosa insieme a distanza di sicurezza e riflettere sul valore alto della carità, a servizio della propria Chiesa e della propria città. Alcuni di loro hanno poi maturato scelte di impegno più stabili e sono rimasti a fare volontariato.

Piacenza: A seguito della pandemia che ha colpito in modo molto forte l’area di Piacenza, la Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio ha promosso il Progetto Insieme Piacenza, progetto triennale pensato per sostenere il territorio piacentino in questa difficile fase di ripartenza. Si rivolge a famiglie e singole persone in difficoltà, a piccole attività commerciali ed artigiane in sofferenza, a persone con nuove idee imprenditoriali da mettere in campo. Si tratta di una idea di comunità solidale, fraterna, generativa fortemente voluta e sostenuta da Comune di Piacenza, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Diocesi di Piacenza-Bobbio, Credit Agricole. Il 16 luglio u.s. a Palazzo Gotico, simbolo della città di Piacenza, è stato firmato da parte dei soggetti sostenitori il protocollo d’intesa con la costituzione del Fondo welfare INSIEME PIACENZA con una dotazione iniziale di 1.700.000 €. Gli ambiti di intervento individuati sono tre: risposta alla emergenza e potenziamento dei servizi a bassa soglia, microcredito, fondo sviluppo. Alla Caritas Diocesana di Piacenza-Bobbio il coordinamento organizzativo delle attività.

Parma:  già dal mese di marzo il Vescovo ha provveduto all’apertura di un fondo straordinario di solidarietà, denominato “Fondo San Lorenzo”, a richiamo della centralità dei poveri. Nella lettera alla diocesi, il Vescovo aveva infatti invitato ad unire  “alla preghiera incessante la carità nelle forme possibili ad anche attraverso una raccolta straordinaria per le persone, le famiglie e le comunità messe in grave difficoltà economica da questa epidemia”.

Forlì: Per il contrasto alla povertà educativa sono stati attivati laboratori “del fare” per aiutare i giovani a rielaborare la pandemia ed accompagnarli nell’esperienza di servizio. I progetti realizzati e in corso relativi ai laboratori del fare sono:

  • Campo estivo “riprendi il volo”: campo di lavoro rivolto ai ragazzi dai 13 ai 17 anni
  • Progetto “laboratorio dell’azione” di Caritas e Azione Cattolica: progetto formativo e di servizio
  • Progetto “I fiori del deserto”: doposcuola e laboratori di teatro e di song writing rivolto a bambini, giovani e genitori (scuola primaria, secondaria di primo grado e di secondo grado) finalizzato all’integrazione dei sordi con gli udenti.
  • Corso di alfabetizzazione e di cultura italiana rivolto ai cittadini stranieri ospiti della prima e della seconda accoglienza Caritas.

Rimini: A seguito della pandemia, la Diocesi di Rimini ha attivato il Piano Marvelli che, tra le sue azioni, ha visto la suddivisione della diocesi in tre aree, alle quali è stata affidata ciascuna una referente Caritas diocesana come affiancamento e supporto ai volontari delle Caritas parrocchiali. Le quali, in questo periodo così particolare, sono le principali antenne capaci di captare le nuove povertà presenti sul territorio, con la loro presenza capillare. Il Piano prevede un Fondo destinato ad azioni di microcredito per le famiglie in difficoltà sostenute e accompagnate dalle stesse Caritas parrocchiali e altre ulteriori azioni finalizzate all’inserimento lavorativo.

Tra le persone incontrate tutte le Caritas diocesane segnalano un aumento importante, soprattutto per quel che concerne la richiesta alimentare. Si è riscontrato un aumento di italiani, che hanno raggiunto quasi il 40%, un aumento di giovani e di famiglie con minori in età scolastica. Si è riscontrato un aumento di persone che era oltre 5 anni che non si rivolgevano più alla Caritas, che erano riuscite ad uscire da una situazione di povertà e ci sono ricadute dentro con la pandemia, tra questi diversi stranieri immigrati in Italia da oltre 20 anni.

Sono inoltre emerse diverse situazioni di lavoro irregolare che evidenziano l’ulteriore diffocltà di non poter accedere a strumenti di tutela, quali la disoccupazione o la Cassa Integrazione Guadagni.

Rispetto al tema del Reddito di Cittadinanza, tutte le Caritas diocesane hanno riconosciuto questo strumento come importante e prezioso per un sostegno alle persone e alle famiglie, soprattutto per il pagamento di utenze, affitti e medicinali, ma è ritenuto pressochè inutile per quel che concerne il favorimento dell’inserimento lavorativo, quasi nessuno ha segnalato che le persone siano riuscite a trovare un impiego grazie alla presenza dei navigator.

Non sappiamo cosa ci aspetta per il tempo futuro, temiamo ad un forte aumento di persone che verranno a bussare alla nostra porta, ci auguriamo che continui a rimanere sveglio il senso e lo spirito di fratellanza e solidarietà che abbiamo riscontrato al tempo del lockdown. Speriamo che possa mettersi in pratica la nuova enciclica del Papa: “Fratelli tutti”, perché solo insieme si può superare questo periodo così difficile.

 

Gruppo Osservatori Caritas

Delegazione Emilia-Romagna

 

 

 

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