Decreto Minniti: la nostra opinione

6 ottobre 2017
Categorie: Migrazioni

I flussi migratori sono composti da persone, dai loro volti e dalle loro storie. A dettarne i ritmi sono le loro vicende personali, i fatti politici dei loro paesi, i cambiamenti climatici dei loro territori.

Spesso però ci sono altri elementi a farne da metronomo, meno scontati, ma di una rilevanza non secondaria.  Sono il nero dell’ inchiostro sulle pagine bianche degli incartamenti burocratici, le normative, le leggi e la propria attuazione.

Se vogliamo quindi avere un quadro completo della realtà che stiamo vivendo è importante allora mantenere un occhio attento sui cambiamenti legislativi che negli ultimi mesi sono occorsi.

Il 12 aprile 2017 è stato approvato un nuovo decreto legge inerente all’ immigrazione che porta il nome del suo principale promotore, il Ministro dell’ Interno Marco Minniti, e viene presentato come un contenitore di “disposizioni urgenti per l’ accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché misure per il contrasto dell’ immigrazione illegale”. Il decreto verte principalmente su quattro punti: l’ ampliamento della rete dei centri di detenzione per migranti irregolari, l’ introduzione del lavoro volontario e due importanti cambiamenti per la procedura di richiesta asilo: l’ abolizione dell’ udienza di primo grado per i richiedenti che hanno fatto ricorso contro un diniego della Commissione Territoriale e la completa abolizione del secondo grado di giudizio.

Come Area Immigrazione ci sentiamo di criticare aspramente il decreto approvato, invece di modificare la vigente (e pessima) legge sull’ immigrazione, la Bossi – Fini, si è deciso di riproporre soluzioni volte sole a creare una percezione di connessione diretta fra sicurezza e immigrazione, senza incentivare una regolamentazione ordinata di visti per lavoro o implementare la creazione di canali legali per l’ ingresso sul territorio nazionale, quali i Corridori Umanitari, modello sviluppato proprio da Caritas in collaborazione con lo Stato Italiano e Comunità di Sant’ Egidio. Nel particolare, i cambiamenti portati avanti dal Ministro, implementeranno la presenza dei Cie (centri di identificazione ed espulsione), luoghi in cui, durante gli anni, sono sempre aumentate le denunce di violazioni dei diritti umani da parte delle associazioni a difesa dei diritti dei migranti presenti nei sopracitati centri,  senza invece decidere di estendere i programmi di rimpatrio volontario, ad oggi carenti e senza fondi.

Sulle modifiche apportate alla procedura di richiesta asilo numerose sono state le critiche, anche di associazioni specializzate, quali ASGI (associazione studi giuridici sull’ immigrazione) e ANM (associazione nazionale magistrati), che contestano l’ incostituzionalità della legge. La rimozione del contradditorio già nel primo grado di giudizio e la tendente esclusione del contatto diretto tra richiedente e giudice violerebbero gli articoli 24 e 111 (diritto ad un giusto processo e diritto di difesa) della Costituzione italiana e l’ articolo 6 della Convenzione europea sui diritti umani (diritto ad un equo processo). Il passo indietro che si rischia di fare può essere quindi molto pericoloso, creando una giurisprudenza ad hoc per i migranti, percorsi diversi per italiani e stranieri, spingendo il pensiero ad altri tempi ed altri luoghi quando vi erano tribunali per bianchi e tribunali per neri.  

Queste scelte fanno da cornice ad un quadro politico più complesso ma che generalmente cerca di proporre soluzioni unicamente securitarie in materia di immigrazione, arroccandosi all’ interno dei propri confini ed esternalizzando la difesa delle frontiere a paesi come Turchia e Libia (vedi accordo UE – Turchia del marzo 2016 e accordo Italia – Libia di febbraio 2017) che momentaneamente non possono garantire l’ integrità mentale e fisica di chi migra.

E’ necessario quindi vigilare su questi cambiamenti, consapevoli che corretti modelli di integrazione per una realtà in mutamento nascono sia dalla società civile sia dalle leggi che ne regolamentano la convivenza.         

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