20 giugno: World Refugee Day

20 giugno 2016
Categorie: Ascolto, Farsi prossimo, Migrazioni, Osservatorio, Pace, Parrocchie, Volontariato

Il 20 giugno si è celebrato il World Refugee Day, la Giornata Mondiale del Rifugiato, che più che una celebrazione, è una ricorrenza utile ad accendere la spotlight sui migranti, le loro storie e sul fenomeno che ne deriva.

Nel 2016 i profughi che lasciano le loro terre in cerca del diritto di asilo sul territorio europeo sono parte cospicua di questo fenomeno, affidando un doveroso incarico alle nostre società: la tutela dei loro diritti tramite l’accoglienza prima, e la tutela della loro persona tramite l’ integrazione poi.

Le Caritas della regione Emilia Romagna hanno raccolto il lavoro di un anno nel dossier “Abbi cura di lui“, pubblicato in occasione di questa giornata, in cui viene fornita una fotografia  delle scelte e dell’impegno per animare e coinvolgere la comunità, in risposta all’appello di Papa Francesco “ a proseguire nell’impegno e nella prossimità nei confronti delle persone immigrate” , lanciato in occasione del Convegno nazionale delle Caritas diocesane, in cui era stato presentato il dossier informativo La primavera dei profughi.

E’ in questa precisa ottica che la Caritas Diocesana di Faenza – Modigliana ha aderito al progetto nazionale di Caritas Italiana “Protetto – Rifugiato a casa mia” che si pone l’ ambizioso obbiettivo di promuovere integrazione utilizzando come strumento l’ accoglienza che famiglie, parrocchie e istituti religiosi scelgono nella più completa gratuità di offrire, diventando così, a loro volta, beneficiari del progetto: grazie infatti alla diretta conoscenza della tematica, ma soprattutto del migrante, ci si auspica la rivitalizzazione inclusiva di un nucleo familiare o di una comunità parrocchiale.

Nel particolare della nostra diocesi, ad oggi, sono quattro (tre famiglie e una parrocchia) le disponibilità messe in campo per garantire una stampella temporanea a chi, dopo lunghi viaggi, di terra e burocratici, ottiene la titolarità a risiedere sul suolo nazionale, ed è chiamato a “camminare con le proprie gambe”.

Momentaneamente le accoglienze in essere sono due, entrambe portate avanti da famiglie che hanno creduto che l’incontro con chi proviene da paesi  lontani sia stimolo e fonte di ricchezza, nonostante le difficoltà; nell’aprire le porte di casa a persone con abitudini e culture diverse hanno deciso di agire in prima persona per affrontare con coraggio e solidarietà cristiana una delle sfide più impegnative dei prossimi anni.

 

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